Stemma torelli

FAMIGLIA TORELLI

La famiglia nobile originaria di Ferrara, ha tra i suoi massimi esponenti fanesi Lelio Torelli, primo segretario del granduca di Toscana Cosimo I e Giacomo Torelli, grande scenografo del Seicento europeo.

stemma Nolfi

FAMIGLIA NOLFI

I personaggi più illustri della famiglia sono Guido Nolfi (1554-1627), uomo dotto che svolse importanti incarichi nella Curia romana e Vincenzo Nolfi (1594-1665), storico, letterato e principe dell’Accademia degli Scomposti di Fano.

Stemma Marcolini

FAMIGLIA MARCOLINI

I Marcolini hanno dato a Fano, alle Marche, alla nazione e all’Europa, uomini illustri, molti dei quali sono appartenuti all’Ordine di S.Stefano papa e martire costituito da Cosimo I de Medici, approvato da papa Pio VI. Nel 1596 con Matteo Marcolini, priore della Rota, questo ramo assume anche il nome di Marcolini del Balì.

RITRATTO DI VINCENZO NOLFI

G.F.Guerrieri

1628

olio su tela cm 135,5 x 9

 

Il dipinto inizialmente apparteneva al Collegio Nolfi (1) in seguito venne incamerato dal Comune di Fano.

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Vincenzo Nolfi (1554-1665) era il figlio adottivo di Guido Nolfi che fu uomo dotto, di nobili natali e che aveva ricoperto diversi incarichi di governo in varie città dello Stato della Chiesa. Guido fu un grande committente, il suo nome è legato alla cappella omonima del Duomo (2) di Fano e del Collegio Nolfi. Questo fu fondato da Vincenzo su precisa volontà testamentaria di Guido Nolfi. Vincenzo divenne un poeta e letterato, principe dell'Accademia degli Scomposti (3) di Fano dal 1659. Vincenzo sposò la cugina di Giacomo Torelli, Ippolita Uffreducci

2Sonetto (1) che il letterato fanese dedicò al Guerrieri nel 1628 in occasione del ritratto . Si crea quasi “una gara tra il fraseggio e il pennello, tra la capacità della pittura di parlare senza voce e la possibilità della poesia di dare voce alla pittura” (A.M.Ambrosini, 1993).

I libri (2) che lo circondano sono le opere della cultura classica per lui modelli, Platone, Cicerone, Valerio Massimo…

Vincenzo Nolfi, con la penna d'oca (3) nella mano destra e il libro aperto, sta componendo il terzo atto della tragedia Romilda, pubblicata a Venezia nel 1643. A Venezia aveva già pubblicato nel 1642 il dramma Bellerofonte messo in scena ad opera del fanese Giacomo Torelli.

Ritratto apparentemente privo di vita, distaccato, freddo (4) con le labbra serrate.

Il personaggio è ritratto in piedi, nello studio, severamente vestito in nero.

Nei delicati pizzi del colletto e nei polsi (5), Guerrieri, come è solito, si rivela attento alla realtà dei dettagli resi qui con luci e ombre nettamente divisi.

Si pensa che la regia nell’esecuzione del dipinto non sia stata del Guerrieri, bensì di Vincenzo stesso che deve aver orchestrato la sua autocelebrazione.

Giovanni Francesco Guerrrieri, nacque a Fossombrone nel 1589, conobbe a Roma la pittura di Caravaggio e di Orazio Gentileschi da cui ricavò in particolare la novità del luminismo e il forte realismo. Rilevò inoltre il gusto ornamentale dei fiorentini allora attivi a Roma.

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