Stemma torelli

FAMIGLIA TORELLI

La famiglia nobile originaria di Ferrara, ha tra i suoi massimi esponenti fanesi Lelio Torelli, primo segretario del granduca di Toscana Cosimo I e Giacomo Torelli, grande scenografo del Seicento europeo.

stemma Nolfi

FAMIGLIA NOLFI

I personaggi più illustri della famiglia sono Guido Nolfi (1554-1627), uomo dotto che svolse importanti incarichi nella Curia romana e Vincenzo Nolfi (1594-1665), storico, letterato e principe dell’Accademia degli Scomposti di Fano.

Stemma Marcolini

FAMIGLIA MARCOLINI

I Marcolini hanno dato a Fano, alle Marche, alla nazione e all’Europa, uomini illustri, molti dei quali sono appartenuti all’Ordine di S.Stefano papa e martire costituito da Cosimo I de Medici, approvato da papa Pio VI. Nel 1596 con Matteo Marcolini, priore della Rota, questo ramo assume anche il nome di Marcolini del Balì.

RITRATTO DI GIACOMO TORELLI

Anonimo

1670/78 ca.
olio su tela        cm 85x69

Donato al museo nel 1905 dal conte Gregorio Tomani Amiani che lo aveva ereditato

Giacomo Torelli (1604-1678), nato nella città di Fano da Pandolfo Torelli ed Eleonora Pazzi era di nobili origini. Uomo geniale e di grande cultura, ingegnere, pittore, macchinista, poeta e matematico, figura tra i fondatori di una nuova estetica del palcoscenico.

torelliL'abito e il mantello rappresentano la nobile ed agiata condizione sociale di G.Torelli.

L'autore ha evitato di rappresentare la mano menomata del soggetto che fu vittima di un  agguato a Venezia.

Giacomo giunse a Venezia  non prima del 1639/40, per problemi di ordine politico, vi riscosse successo suscitando l'invidia di molti.

Il ritratto di gusto francese fu realizzato dopo il ritorno di Giacomo dalla Francia. Nel 1645 era partito per Parigi ove aveva ottenuto un successo totale presso Luigi XIV che lo chiamò il Grand Sorcier.

La posa coglie il soggetto di sorpresa creando un effetto di dinamismo che pone l'accento su come G.Torelli abilmente impresse dinamismo alle sue scenografie, interpretando lo spirito barocco.

Divenne famosissimo per l'invenzione della mutazione a vista, un sistema che rendeva fluida la mobilità delle quinte grazie all'uso di carrelli nel sottopalco collegati ad un argano centrale.

Ora era sufficiente una sola persona per spostare simultaneamente e rapidamente tutte le quinte. Sotto gli occhi stupefatti degli spettatori la narrazione poteva fluire in modo continuo senza brusche e lunghe pause per i cambi di scena.

 

 

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